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Anatomia di un bacio

I baci sbagliati hanno il suono desolante di uno sbattere di incisivi. Un tempo falsato, forzato da una voglia non condivisa di un’intimità che non c’è, ora o chissà mai.

Se è cercato solo da una parte quel bacio finirà inesorabilmente a trovare una barriera di denti e il colpo sarà netto. Stock!

Labbra schiuse che battono su incisivi superiori. Niente di più triste.

La solitudine fatta contatto.

Dopo ci sarà solo l’imbarazzo del tentativo maldestro, svanito in un colpo inatteso sulla corazza altrui e dall’altra parte ci sarà la sorpresa di aver involontariamente resistito ad una invasione di campo. Spirito di sopravvivenza? Probabile.

Un bacio involontario tra amici, se devia ridendo dalla guancia alle labbra, si ferma lì, si bea dell’effetto cuscinetto. Inoffensivo e soffice.

Se il bacio è invece azione silenziosa ma condivisa,  e lo intuisci eh, che prima c’è uno sguardo che ti fissa obliquo, poi il naso si avvicina e la bocca schiusa ti invoglia, sfacciata e rosea come una pianta carnivora che aspetta solo che l’enzima faccia il suo lavoro, allora, al contatto, morbido, è difficile staccarsi, e da lì cominci  a trovar la strada dell’altro.

Fermarsi diventa impossibile come  il non respirare e il cervello si spegne e, dal basso tuo che è poi uguale al basso mio, arriva l’invito a non mollare. E mordicchiare e leccare è un comando affamato di chi cerca il proprio e l’altrui bene, e lo scambio rende coraggiosi e arditi.

Le protezioni cadono, e non ci sono incisivi a bloccare il passaggio. La lingua cerca la sua strada, tra piroette e passaggi stretti, come un ballerino in una miniera, nera e asfissiante.

E quella screanzata va giù per la laringe e la trachea e  passerebbe oltre. Se ne fregherebbe dei polmoni e punterebbe direttamente al fondo.

Ogni bacio dato e voluto è una immersione in apnea nell’altro. E adesso io e te  siamo solo subacquei in preda alla narcosi.

Mi sa che l’amore, che comincia sempre dai baci stupiti e voluti, è fatto in principio di azoto che si mangia l’ossigeno di cui siamo fatti.  E se continui a parlarmi, guardarmi, sorridermi così, io ho solo voglia di fondo.

E allora salvami, per favore, mettici di mezzo i tuoi incisivi, così evito di perdermi.